Alle cinque della sera

Dimensione L 30cm P.20 cm H.25 cm

ceramica raku con smalti corna in vetro di Murano lavorato a mano base in legno.

Un pomeriggio d’estate stavo assaporando su internet la famosissima poesia di Federico Garcia Lorca “Il lamento per Ignazio Sanchez Mejias” nota come “alle cinque della sera” magistralmente interpretata dall’attore ormai scomparso Arnoldo Foà.
Sono stato impressionato dalla forza della recitazione, così intensa e sofferta che l’attore ha dato a quei versi, che raccontano la morte nell’arena del torero, carissimo amico del poeta.
Mentre la poesia si dispiegava, prendevano corpo mille riflessioni su questo spettacolo, la corrida e sulla sua stessa esistenza.
Sono contrario alla violenza sugli animali in ogni forma, non mi piace nemmeno il Circo.
Considero la Corrida un ingiustificato massacro bello e buono.
Mi sono chiesto come è la vita di un toro nel giorno della corrida, dalla mattina fino al momento dell’entrata nell’arena.
La tranquillità del tran tran quotidiano che viene stravolta in un istante, vista con gli occhi dell’animale.
L’entrata nell’arena, il pulsare del cuore, il vociare del pubblico l’odore della sabbia, il dolore, la paura, la rabbia per l’impotenza di non riuscire a toccare quella figura grigia che lo fa soffrire, senza sapere perché sono sensazioni, emozioni che cerco di fare mie.
Ecco un balenio! Un attimo! Le corna si abbassano e si caricano del peso dell’uomo.
Urla di sgomento, silenzio di incredulità e ancora urla, ma non era così che doveva andare!
Mi distolgo per l’apparire di una foto, nel video del pc, di un toro morente, mi perdo in quei occhi che si stanno spegnendo, così profondi e neri, nello sguardo perso in cerca di un “Perché!?”
Ricordo la definizione di Corrida vista come tragedia di Ernest Hemingway: “la morte del toro, che è recitata, più o meno bene, dal toro e dall’uomo insieme e in cui c’è pericolo per l’uomo ma morte sicura per l’animale”.
Toro nero, metallico riflesso del sole sulla spada, sul sangue prodotto dalle banderillas che sgorga e cadendo scurisce la rena, la terra diviene nera, ruvida  ..…RaKu!
La ceramica Raku è l’elemento che ho usato per la creazione di quest’opera, con lo stesso materiale ho posto il cuore, grande disco in ossido rosso, per sottolinearne la forza, il coraggio la voglia di vivere, di reagire, la risposta potente dell’animale alla crudeltà dell’uomo.
Fermare l’attimo prima dell’incornata è stata la cosa più difficile da realizzare, so che ogni creazione sarà sempre diversa perché determinata da momenti e stati d’animo diversi, ma sempre e solo unici.
Per le corna ho usato l’unicità del prezioso vetro rosso di Murano, appositamente creato da un talentuoso maestro vetraio, che ha voluto evidenziare con questa qualità di vetro la luce sanguigna che avvolge l’attimo in cui tutto si compie.
Non so cosa sia successo al toro che ha ucciso il torero Ignazio Sanchez Mejias, personalmente spero che sia stato riportato a casa e come il toro Ratòn, abbia finalmente potuto passare i migliori anni della sua vita, nel tentativo di dimenticare quel momento così terribile, ma miracoloso della sua vita.

Risveglio

Dimensione L 35cm H.25 cm

Terracotta nera

Cuore in vetro soffiato di Murano rosso rubino

corna in perle lavorate a mano in vetro di Murano

 

Sono le prime ore dell’alba, i muscoli si stirano salutando l’abbraccio del sonno della notte.

E’ un toro sereno con un grande cuore rosso leggero e dalle corna troppo preziose e delicate per essere usate.

Tranquillo, pacato respira l’aria fresca del mattino.

“Lo guardo ed entro in simbiosi”